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September 22 magica angkor cambogia
Angkor Wat (in lingua khmer Tempio della città) è un tempio khmer, situato nel sito archeologico di Angkor, in Cambogia, nei pressi della città di Siem Reap. Il tempio fu fatto costruire dal re Suryavarman II (1113-1150). Il re ordinò che la gigantesca costruzione partisse da 4 lati contemporaneamente, cosicché fu completata in meno di 40 anni. L'ipotesi più probabile è che si tratti di un mausoleo, un luogo dove il re avrebbe potuto essere venerato dopo la morte. Infatti, l'entrata principale è situata ad ovest, come nei templi funerari, e non ad est, come consuetudine per i templi indù. Il tempio è a forma di rettangolo, lungo circa 1,5 km da ovest a est e 1,3 km da nord a sud; all'interno del fossato che circonda completamente il muro perimetrale di 3,6 km vi sono tre gallerie rettangolari, costruite una sopra l'altra. Al centro del tempio si trovano cinque torri. Angkor Wat si compone di due principali caratteristiche dell'architettura cambogiana: il tempio collina che si erge all'interno di un fossato e che simboleggia il Meru (la montagna degli dei nella religione indù, ed infatti il tempio è consacrato a Vishnu), e i successivi templi a galleria. È diventato il simbolo della Cambogia ed appare sulla bandiera nazionale; è oggi il luogo del paese più visitato dai turisti. Secondo il Guinness dei primati, è il più vasto sito religioso al mondo. ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
July 15 frasi celebri....Ti ricordi che ti ho detto che t'avrei spiegato che cos'è la vita? Beh, il fatto è che la vita è assurda. Vedi, la gente non fa che parlare della verità, tutti sanno sempre qual è la verità: come se fosse carta igienica, o qualcosa di cui hanno la provvista nella credenza. Man mano che cresci, capisci che non esiste la verità: esistono solo le stronzate. Stratificate: uno strato di stronzate sopra un altro. E quello che fai nella vita, una volta cresciuto, è solo la scelta dello strato di stronzate che preferisci: che diventano le tue stronzate. Ecco. Capito?"tratta dal film -Eroe per caso- "July 04 voleva diventare una scrittrice...Aung San Suu Kyi lotta per una svolta democratica nel suo Paese e per raggiungere questo scopo segue i principi di pace e non violenza enunciati da Mohandas Ghandi. Il suo nome, a causa delle molte analogie, vene spesso affiancato a quello di Nelson Mandela, che dopo aver passato 26 anni in carcere è stato protagonista di un processo di riconciliazione e di democratizzazione in Sud Africa. L’augurio è che la Birmania di Aung San Suu Kyi possa vivere il più presto possibile in democrazia lo stesso processo di pacificazione e riconciliazione. Biografia di Daw Aung San Suu Kyi
![]() Nella foto, luglio 1995, Aung San Suu Kyi è libera dopo 6 anni di arresti domicilairi. Pensiero politico di Aung San Suu Kyi Democrazia, pace, e rispetto dei diritti umani: sono questi i pilastri fondamentali del pensiero politico di Aung San Suu Kyi. Accusata di essere portatrice di valori tipicamente occidentali ed estranei alla cultura locale, Suu Kyi dimostra come al contrario questi valori siano straordinariamente connessi alla tradizione birmana ed ai valori buddisti. In un saggio intitolato “In Quest of Democracy” il premio Nobel scrive: “Dove non esiste giustizia non vi è pace duratura. … Le leggi giuste che salvaguardano i diritti umani sono il fondamento necessario della pace, della sicurezza e possono essere negate solo da menti chiuse che interpretano la pace come silenzio di tutta l’opposizione e la sicurezza come garanzia del loro potere. I Birmani paragonano pace e sicurezza con la frescura e l’ombra: L’ombra di un albero è fresca davvero L’ombra dei genitori è più fresca L’ombra dei maestri ancor più fresca, L’ombra del governante ancora di più Ma la più fresca di tutte è l’ombra degli insegnamenti di Bhudda. Così, per garantire al popolo la frescura protettrice della pace e della sicurezza, i governati devono osservare i precetti di Bhudda. Fondamentali per questi insegnamenti sono i concetti di verità, giustizia e gentilezza. E’ un governo basato proprio su queste qualità che il popolo birmano sta invocando nella sua lotta per la democrazia.” Aung San Suu Kyi, sin dal suo primo famosissimo discorso alla Pagoda di Shwedagon, spiega che anche suo padre, l’eroe nazionale birmano generale Aung San, era favorevole all’ordinamento democratico. In quella occasione lesse alcune righe scritte dal padre: “Dobbiamo far diventare fede popolare la democrazia; dobbiamo cercare di costruire una Birmania libera in conformità a questa fede. In caso contrario, il popolo ne soffrirà. Se la democrazia dovesse fallire, il mondo non potrà rimanere in disparte a guardare e quindi un giorno la Birmania verrebbe disprezzata come il Giappone e la Germania [fascista]. La democrazia è l’unica ideologia coerente con la libertà. È anche un’ideologia che promuove e rafforza la pace e quindi l’unica a cui dobbiamo aspirare.” La Giunta militare che governa il Paese venera il generale Aung San come il padre della Birmania moderna, ma considerano la democrazia “un valore occidentale”. A questa preferiscono una alternativa locale, come una via nazionale al socialismo (via birmana al socialismo, sulla falsa riga della via cinese al socialismo) o al alla democrazia, ma in questo caso solo “quando il popolo ne sarà pronto”. Aung San Suu Kyi sottolinea però che la strada della “via nazionale o locale al socialismo o alla democrazia può essere troppo facilmente manovrabile da episodi storici e valori sociali distorti scelti accuratamente per giustificare la politica e le azioni di chi detiene il potere.” In sostanza, spiega il premio Nobel, porre l’accento sulla via nazionale ha “l’effetto di evidenziare la continuità culturale sia come metodo che come obiettivo; questo elimina la necessità di definire la democrazia o il socialismo in termini istituzionalmente o proceduralmente specifici e, infine, eleva l’elite politica esistente alla posizione indispensabile di arbitro e interprete definitivo di che cosa contribuisca o meno alla conservazione dell’integrità culturale.” ![]() Nella foto, Aung San Suu Kyi durante un comizio tenuto nell’Arakan dopo la seconda liberazione. Democrazia e cultura metropolitana Secondo la Giunta militare birmana (che vede negli Stati Uniti lo stereotipo della democrazia tradizionale occidentale) il sistema democratico é portatore di valori egoistici consumistici, di una cultura metropolitana e della superpotenza. Aung San Suu Kyi riconosce che sia negli Usa che in altre democrazia avanzate si registrano questi fattori, ma li imputa più al materialismo moderno che alla democrazia. La cultura egoistica consumistica metropolitana, spiega il premio Nobel, è figlia di un’eccessiva concorrenza economica, volta ad elevare il successo materiale per acquisire prestigio: “ne risulta una società i cui valori culturali e umani vengono accantonati e regna supremo il valore del denaro”. Aung San Suu Kyi sa bene che il modello democratico occidentale non è perfetto, ma lo considera necessario perché è l’unica risposta all’universale domanda di una forma di governo capace di fornire sicurezza senza soffocare la libertà. Se il potere è concentrato nelle mani di pochi, di un gruppo dominante senza opposizione, questo perseguirà necessariamente una politica volta a servire i propri interessi, cadendo nella trappola del materialismo e del desiderio di potere. Inoltre i poveri, che già difficilmente possono farsi sentire in una sistema democratico, sono completamente estromessi da ogni voce in un sistema autoritario. Democrazia quindi, perchè necessaria a perseguire la giustizia, ma ricordandosi sempre che è l’uomo, non l’economia, il suo cuore pulsante. Non è con il progresso economico che si arriva alla democrazia La Giunta militare birmana non ha ratificato il risultato delle elezioni del 1990 che vide la schiacciante vittoria delle opposizioni democratiche. I militari hanno motivato questa scelta, come già accennato, con la giustificazione che il popolo non era ancora pronto a poter scegliere il proprio futuro. Hanno poi dichiarato l’intenzione di muoversi in futuro verso istituzioni democratiche, ma hanno chiarito che per arrivare a questo traguardo è necessario in un primo momento privilegiare la crescita economica. Aung San Suu Kyi critica in toto queste decisioni della Giunta. Secondo il premio Nobel considerare i cittadini non capaci di poter decidere del proprio futuro è offensivo nei confronti del popolo ed inoltre è deleterio sopravvalutare il potere dell’economia elevandola a “chiave che può aprire ogni porta”. Se si segue questo tipo di approccio, spiega Suu Kyi, “è naturale che il valore dell’uomo venga deciso, prevalentemente, o anche completamente, dalla sua efficienza quale strumento economico.” Questo porterebbe ad una contrapposizione rispetto alla ragionevole visione “di un mondo in cui istituzioni economiche, politiche e sociali lavorino per servire l’uomo e non viceversa”. La visione economico sociale del premio Nobel è un sistema in cui “cultura e sviluppo si integrino per creare un ambiente in cui il potenziale umano possa realizzarsi appieno”. Una società, quindi, che privilegia lotta alla povertà, cultura, libertà, democrazia e diritti umani ad economia e progresso, perché, continua, “non è sufficiente limitarsi a fornire ai poveri assistenza materiale. Devono esser messi in condizione di non considerarsi più sprovveduti e inefficienti in un mondo indifferente”. May 07 pablo nerudaHo fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli bari L'IMPORTANTE NON E' FARSI CAPIRE MA E' GIOIRE..................fantastico senvizio giornalistico del 1985 quando il bari ritornò in serie A con personaggi squisiti.....speriamo per quest'anno......forza baaaaaaaaaaaaaaarrrrr April 22 SI SALVI CHI PUO'.......A L'Aquila esistono due case dello studente oltre a quella famosa che è crollata a causa del terremoto, provocando la morte di diversi ragazzi. Due strutture antisismiche che non sono state scalfite dal sisma. Due strutture che, però, non sono mai state utilizzate. E dopo la tragedia che ha colpito molti studenti fuorisede, che studiavano all'Università dell'Aquila, ci si chiede perchè gli edifici antisismici destinati agli studenti erano abbandonati. Le due strutture sono state fatte costruire dal Comune ed i lavori sono terminati rispettivamente nel 2002 e nel 2008 per una spesa di circa 2 milioni e mezzo di euro. Ma, nonostante siano state realizzate seguendo tutti i criteri antisismici, non sono mai state utilizzate.
Gli edifici sono stati costruiti utilizzando i fondi messi a disposizione dalla Regione. Ma una volta terminati, il Comune ha deciso di non gestirle, perché sarebbe stato un affare antieconomico a causa dei pochi posti disponibili. Infatti le due strutture potrebbero attualmente ospitare 75 studenti, mentre altri 35 posti devono ancora essere realizzati. Il Comune dal 2002, anno in cui è stata terminata la prima Casa dello Studente, sta cercando finanziamenti pubblici e/o privati, per gestire le strutture, che nel frattempo sono rimaste chiuse. E nel violento terremoto che ha colpito la zona, i due edifici non hanno riportato danni. La struttura più "vecchia" si trova in zona Casale Marinangeli, nel quartiere Coppito, in un'area di circa 8.000 metri quadrati. Secondo il progetto iniziale, dovevano essere costruite due palazzine. La prima, di 3.000 metri quadrati, ha 35 posti letto, 20 camere, una sala mensa, una sala computer, una palestra e una sala biblioteca. Poi il progetto si è fermato. Il cantiere della seconda palazzina è fermo dal 2002, in quanto dalla Regione non sono arrivati i finanziamenti necessari per concludere il progetto ed il Comune non ha potuto utilizzare le proprie risorse per portare a termine i lavori. Carlo Carafaggi, funzionario del Comune per il settore lavori pubblici, ha così raccontato la situazione della struttura completata: "Nella palazzina ultimata di Casale Marinangeli, da sette anni manca solo l'arredamento. Ogni mese vado lì per assicurarmi che nessuno abbiamo rubato nulla. Dentro c'è già tutto: bagni, porte, servizi, tecnologie". La struttura più recente si trova nella zona di Roio Piano, dispone di 800 metri quadrati coperti, 40 posti letto e stanze con angolo cottura. L'edificio è stato costruito sul terreno dove sorgeva una vecchia scuola elementare, alcune palazzine della quale sono state utilizzate per realizzare la nuova casa dello studente. La struttura è stata terminata e mai utilizzata. Carlo Caravaggi racconta: "Il problema è sempre lo stesso, non riusciamo a trovare chi possa gestire queste attività. E anche quando abbiamo individuato enti interessati a farlo, la trattativa si è arenata sulla vendita dell'immobile. In passato, abbiamo anche valutato l'ipotesi di trasformare gli edifici in uffici, ma la Regione ci ha diffidato perché le opere sono state realizzate con fondi vincolati al diritto alla studio". Per Luca D'Innocenzo, assessore comunale con delega alla Città universitaria e presidente uscente dell'Azienda per il Diritto alla Studio, "l'incidenza dei costi sul singolo posto letto era troppo alta". Per questo le due strutture non servono a nulla e risultano abbandonate. Ma hanno resistito al terremoto Alfredo Rossini, Procuratore della Repubblica, ha annunciato che 12 persone stanno per ricevere gli avvisi di garanzia per il crollo della Casa dello studente dell'Università dell'Aquila, che ha portato alla morte di 8 studenti lo scorso mese di aprile. Le accuse rivolte alle persone, che avrebbero avuto responsabilità nel crollo, sono di omicidio e disastro colposo. Il Procuratore Rossini ha dichiarato che "l’iscrizione degli indagati nel registro dei reati avverrà entro oggi: nei prossimi giorni daremo comunicazione agli indagati, in modo che possano presentarsi e avviare una normale dialettica processuale". March 28 .........Si direbbe che la fotografia non sia classificabile. Cio che la fotografia riproduce all'unfinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente.In essa, l'accadimento non trascende mai verso un'altra cosa: essa riconduce sempre il corpus di cui ho bisogno al corpo che io sto vedendo; essa è il particolare assoluto, la contingenza suprema, spenta e come ottusa, l'occasione, l'incontro, il reale, nella sua espressione infaticabile. Una foto non può essere trasformata filosoficamente, essa è interamente gravata dalla contingenza di cui è l'involucro trasparente e leggero. La fotografia porta sempre il suo referente con sè, tutti e due contrassegnati dalla medesima immobilità amorosa o funebre, proprio in seno al mondo in movimento. Per quanto viva ci si sforzi d'immagianrla la foto è come un teatro primitivo, come un quadro vivente: la raffigurazione della faccia immobile e truccata sotto la quale noi vediamo i morti. March 15 .........................Credo che nonostante la palese assurdità, la vita abbia nondimeno un senso ,ma io mi rassegno a non poter comprendere questo senso supremo con l'intelletto........ |
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